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GUERRA IN M.O. E SPIRITO MESSIANICO

 

 

Pubblicato da  In dies Info    21  marzo   2026

 

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

 
 

La guerra in M.O. divampa e si allarga sempre di più: come per tutte le guerre non sappiamo come finirà. Tuttavia, considerando le finalità della guerra e le forze in campo, possiamo anche prevedere non gli esiti immediati di questo o quell’episodio bellico, ma il risultato finale verso il quale si va.

Il conflitto nasce e si mantiene da 80 anni, dalla creazione dello Stato di Israele, non accettata dagli arabi che ritennero di poter facilmente distruggere il nuovo Stato sanzionato dall’ONU. Da allora le guerre e gli scontri si sono ripetuti, da quello iniziale del ’47 fino ai nostri giorni, a spese sempre degli arabi. Man mano l’unanimità del mondo arabo si è andata perdendo in divisioni e contrasti. La defezione fondamentale fu quella dell’Egitto, il paese più importante, che con Sadat riconobbe Israele nel 1978 e si ritirò dalla lotta. In seguito anche gli altri paesi si sono messi da parte. Rimane però a Gaza, guidata (dominata?) da HAMAS, il sogno della liberazione della Palestina dagli ebrei, ma l’unico Stato che ancora l’appoggia è rimasto l’Iran degli ayatollah e i suoi proxy: Hezbollah del Libano e gli Houthi, che ora paiono anch’essi defilati.

Non è nemmeno vero che tutti gli integralisti islamici sono sempre contro Israele: ad esempio gli Stati del Golfo sono, mi pare, più integralisti degli iraniani, ma hanno abbandonato ogni disegno di annientamento di Israele e ormai combattono, direi, quasi al fianco di Israele.

In fondo il 7 ottobre aveva chiaramente lo scopo di insabbiare gli Accordi di Abramo, cioè il riconoscimento di Israele da parte araba.

Ora vediamo le forze in campo.

Israele è uno Stato prospero e forte e ha pure l’atomica, e gli occidentali comunque non permetterebbero una seconda Shoah e soprattutto l’America, lo Stato più forte e potente del pianeta, lo appoggia in modo quasi incondizionato, come se fosse parte di sé stessa.

HAMAS ha solo miliziani con armi leggere; altrettanto si può dire degli Hezbollah e degli Houthi.

L’Iran è un paese invece in forte crisi economica, dilaniato da contrasti interni.

Se si considerano le forze in campo, la conclusione è che certamente Israele non sarà sopraffatta e annientata. In ogni scontro vediamo le rovine che si abbattono sui nemici di Israele, che negli ultimi tempi sono sempre più diventate vere catastrofi: Gaza è stata distrutta, con forse 70 mila morti, eppure HAMAS non disarma; gli Hezbollah, battuti già l’anno scorso, ora sono tornati a lanciare missili contro Israele e si prospetta una nuova Gaza nei loro territori in Libano, da cui fugge tutta la loro popolazione sciita in preda alla disperazione.

L’Iran sarebbe un paese che ha molte risorse e pure buone capacità, ma le sanzioni e i continui conflitti diretti e indiretti ne hanno minato l’economia, ed è in preda a uno scontro interno di grandi proporzioni.

Attualmente l’Iran, nella guerra contro USA, Israele ed Emirati, potrebbe anche vincere, ma certo perde molto delle sue strutture economiche ed energetiche, subisce molti danni e tantissime vittime: la sua economia andrà ancora peggio.

Allora i combattenti contro Israele, come gli ayatollah, sono dei folli?

Non crediamo: si tratta di una convinzione profonda di carattere religioso. Essi ritengono che l’esito delle guerre non dipenda dalle forze in campo ma dalla volontà di Dio e quindi, se si mostreranno degni, Dio darà loro la vittoria. Non vedono il conflitto, come noi occidentali, come un fatto che riguarda una piccola striscia di territorio da riconquistare (liberare dagli invasori), ma un conflitto metafisico in cui i credenti lottano contro i miscredenti occidentali, di cui, come ripetono sempre, Israele è solo la punta, i servi, come diceva Nasrallah.

La spiegazione del modo di comportarsi degli ayatollah quindi è nello spirito messianico che in questo momento muove l’Iran e HAMAS, e che circola comunque anche nelle masse arabe in modo sotterraneo e che è esploso con i vari fondamentalismi dei nostri tempi, da Bin Laden all’attacco alle Torri Gemelle, alla tragedia dell’ISIS (Emirato islamico).

D’altra parte non è che lo spirito messianico esiste solo nel mondo musulmano. Esso è presente attualmente e cresce anche nell’Israele di oggi. I cosiddetti haredim anche essi pensano di essere investiti da Dio di una missione messianica, del diritto (meglio: dovere) di possedere tutta la Palestina e che un giorno saranno gli israeliti, il popolo eletto, quelli che guideranno tutti i popoli verso la volontà di Dio.

Essi rinnovano l’antico spirito che portò gli ebrei a ribellarsi ai Romani.

Gerusalemme fu assediata e affamata e poi distrutta dai Romani. I giudei furono massacrati, fatti schiavi e cacciati dalla Palestina. Conosciamo bene queste terribili vicende perché narrate minutamente dallo storico ebreo Giuseppe Flavio.

Ci fu poi una seconda e una terza rivolta ai tempi di Adriano, tutte finite in un massacro generale.

Perché mai gli ebrei continuarono a ribellarsi ai Romani mentre era così chiaro che sarebbero stati sconfitti e massacrati? La risposta è che essi ritenevano che la vittoria non dipendesse dalle forze in campo ma da Jahvè, tanto che era addirittura vietato contare i propri combattenti.

È lo stesso fatto (a rovescio) che vediamo oggi: perché mai Hamas e poi gli ayatollah pensano di poter vincere e distruggere Israele? Pensano che la vittoria dipenda da Allah (inch’Allah) e che la darà ai credenti se li terrà veramente islamici, il che significa abbandono alla volontà di Dio.

Pure in America ci sono gruppi evangelici che si ispirano molto al Vecchio Testamento e che si sentono investiti di una missione divina. Perfino Trump, che poi non mi pare certo un credente, forse crede veramente di dover rispondere solo a Dio di quello che fa.

Da noi, invece, il cattolicesimo mette abbastanza tra parentesi la Bibbia e si ispira ai Vangeli. Così, ad esempio, il Deus Sabaoth viene tradotto non più come “Dio degli eserciti”, ma come “Dio dell’universo”.

Noi non pensiamo più che siamo investiti di una missione divina e che Dio guidi i nostri eserciti.

Ma lo spirito messianico spesso compare nella nostra storia, non solo per gli ebrei dell’antichità e per i fondamentalisti islamici di oggi.

Ricorderei il Deus vult dei crociati e che la sconfitta dei crociati a Hattin fu dovuta proprio a questa illusione: non considerarono le forze in campo ma solo l’aiuto di Dio e furono massacrati e persero la Terra Santa per sempre.

Eppure ancora più strano è che anche gli atei a volte sono presi da questo senso messianico: per esempio i nazisti avevano il motto Gott mit uns (Dio è con noi) e continuarono a combattere anche quando la guerra era chiaramente persa perché pensavano che il loro destino (ma cosa è?) fosse quello di conquistare il mondo.

Questo mi pare il punto da comprendere, senza il quale noi occidentali, lontani da questo spirito messianico, non comprendiamo le crisi del M.O., non solo quella con Israele ma tante altre vicende di quei paesi.