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ELEZIONI IN FRANCIA : LA VITTORIA DI SARKOZY

 

Ecco il programma che ha portato Sarkozy alla vittoria


LAVORO E FISCO
Contratto di lavoro unico. Propone di esonerare dagli oneri fiscali e sociali gli straordinari in modo da facilitare il superamento delle 35 ore, definite ’una catastrofe generalizzatà. Pieno impiego in cinque anni (ossia raggiungere un tasso di disoccupazione sotto il 5%). Ridurre le imposte dirette e i prelievi obbligatori (riducendoli di quattro punti in 10 anni), sopprimendo le maggiorazioni sugli straordinari e il diritto di successione per il 95% dei francesi, permettendo di dedurre gli interessi dei mutui per la casa e riducendo dal 60 al 50% lo scudo fiscale, cioè il tetto massimo di imposizione diretta. Riduzione del debito pubblico e riduzione delle spese.

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE
Creare un ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale. Intende rifornire i poliziotti di armi a ’letalità ridottà. Propone che i minori recidivi a partire dai 16 anni siano giudicati come adulti. Rendere più restrittive le possibilità d’ingresso nel Paese e le condizioni della riunificazione familiare per gli immigrati ed attirare in Francia gli stranieri più qualificati. Piano di formazione per i giovani delle banlieue.

AMBIENTE
Riformare la ’fiscalità verde', in modo che i comportamenti virtuosi siano meno costosi di quelli inquinanti. Rafforzare l’energia nucleare, ritenuta pulita, e sviluppare le energie rinnovabili. Rilancio dello sviluppo delle colture biologiche.

EUROPA E QUESTIONI INTERNAZIONALI
Propone un ’mini Trattato', semplificato, sulla riforma delle istituzioni europee, da sottomettere a ratifica parlamentare. È contrario all’adesione della Turchia all’Unione europea. Sull’Iran ritiene possibile una soluzione diplomatica, ma se Teheran dovesse continuare ad insistere sul nucleare bisognerà spingersi oltre nelle sanzioni. Sulla Cina la questione di togliere l’embargo sulle armi è una decisione collettiva che deve essere presa da tutti i partner europei.

 

La ricetta "Sarkòzy  "

"Lavorare di più e lavorare tutti"

Da le Monde

«I miei valori sono quelli della Repubblica: lavoro, merito, ricompensa, classe, autorità, qualità. Visto quello che Le Pen ha detto di me durante la campagna, chiunque capisce che ci sono differenze molto grandi tra noi. È arrivato a dire che, per essere candidato alla presidenza della Repubblica, bisognava essere francesi da almeno due generazioni. È lo statuto del 1940, quello di Pétain! Ma non dico che chi ha votato FN è un cattivo francese. Perché non dovrei parlar loro?».


«Non voglio una politica di sacrifici: non porta a nulla. Non si riduce così il disavanzo e l’indebitamento. Voglio una politica fondata sullo sforzo e sul lavoro, tutt’altra cosa. Voglio far salire la colonna delle entrate facendo crescere l’economia francese, e ridurre quella spese, non sostituendo un funzionario su due. La buona strategia, è passare a una crescita al 2,2% a una al 3%».

«Quattro paesi hanno realizzato la piena occupazione: la Svezia, l’Irlanda, la Danimarca e il Regno Unito. La Spagna ha dimezzato i tassi di disoccupazione. Nessuno ha scelto la strategia della parzializzazione dell’orario di lavoro, quella delle 35 ore. Per me quella è una strada chiusa. Tutti hanno scommesso sul lavoro. Propongo la riforma del servizio pubblico dell’occupazione; il divieto per un disoccupato di rifiutare più di 2 lavori che corrispondono alla sua qualifica; un impiego minimo in cambio di un reddito sociale; la possibilità del part-time per i pensionati; la detassazione degli straordinari e del lavoro degli studenti.

La risposta dei socialisti alla povertà, è la gratuità; la mia, è il lavoro. È dell’offerta o della domanda? Non lo so. È del liberalismo? Poco importa. Aumentando il volume di lavoro, si aumenta il potere d’acquisto dei dipendenti, si rimette carburante nell’economia e si individuano margini per ridurre i disavanzi. Parallelamente, voglio impegnare il Paese in una politica d’investimenti: Tgv, trasporti, autostrade del mare, fibra ottica, digitale, università, ricerca, innovazione. Farò di tutte le università delle zone franche: gli studenti che creeranno un’impresa non pagheranno imposte per cinque anni».


«Il primo giorno proporrei alle parti sociali quattro conferenze per settembre. La prima riguarderebbe la parità salariale tra uomini e donne: le imprese avrebbero due anni per realizzarla prima che l’ispettorato del lavoro trasmetta alla tribunale i casi di discriminazioni. Seconda discussione: la flessibilità, con l’adozione del contratto di lavoro unico, il nuovo servizio pubblico d’impiego, l’aumento delle pensioni dei disoccupati, ma anche la riduzione della durata della procedura di licenziamento. Terzo cantiere, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la lotta contro lo stress. Infine, la democrazia sociale che vorrei adattare alla politica. Ovvero la libertà di presentarsi al primo giro dei concorsi, l’aiuto ai finanziamenti dei sindacati, e rendere intoccabile il negoziato tra le parti sociali affinché il legislatore possa intervenire soltanto in caso di fallimento».

«Il secondo giorno sarà dedicato alla preparazione di una tavola rotonda sull’ambiente, con le organizzazioni non governative, gli industriali e le parti sociali, perché non sono contrario all’ecologia sociale. Rispetto all’Ogm, sono per la ricerca, ma, in questa fase, anche contro la produzione commerciale. Deciderò dopo un dibattito trasparente, illuminato dagli scienziati. Ma non di una moratoria sulle culture non se ne parla! Significherebbe chiudere il dibattito».

 L’eccellente costituzione preparata da Valéry Giscard d’Estaing è morta, perché i francesi hanno detto no, e gli Olandesi anche. I rapporti di forza in Europa non permettono una nuova Costituzione. Far votare un nuovo referendum, significa mettersi nella situazione di smantellare l’Europa. È per questo che propongo di dotarla di norme istituzionali che gli permetteranno di funzionare meglio: un presidente, la modifica della regola dell’unanimità. Nessuno può vedersi imporre una decisione contraria ai proprii interessi vitali, ma non occorre che un paese possa impedire agli altri di avanzare, come è il caso della politica sull’immigrazione».

 

 

Sarò io il becchino del '68

I suoi eredi hanno fatto sparire la morale dalla politica»

Da LA STAMPA

DOMENICO QUIRICO


«La mia Francia è quella che paga sempre per gli altri, per gli errori dei politici, dei tecnocrati, dei manager, dei sindacalisti, per i truffatori, i teppisti, per coloro che approfittano del sistema, di quelli che chiedono sempre e che non vogliono mai dare niente, la Francia che soffre, che non ne può più, la Francia esasperata». Eccolo il vero Sarkozy, furente, implacabile, prestigiatore della parola. Ha individuato il piedestallo dal quale fare il secondo balzo, quello decisivo verso l’Eliseo: è la Francia della maggioranza silenziosa che lui intuisce affollata e vitaminica. Trovata la chiave, lo slogan, la semplificazione fulminante per schiacciare i sorrisi di Ségolène: io, ha proclamato Sarkozy, sono l’anti-Sessantotto. Quarant’anni dopo per lui c’è una Francia che è ancora ostaggio di quella che occupava la Sorbona e invocava l’immaginazione al potere. Ma non solo: perché questo «gauchisme» ha infettato anche i 40 anni successivi, che hanno accettato il quieto vivere, il compromesso, la ipocrisia codarda. Lui si pone come il salvatore, che la guarirà con il ritorno all’autorità, al merito, all’obbedienza. In una parola, ma lui non la dice mai, la sua «rupture» si chiama: ordine.


: «Da allora non si può più parlare di morale in politica, ci ha imposto il relativismo morale e intellettuale. Gli eredi del ’68 ci hanno imposto che non c’è alcuna differenza tra bene e male, tra bello e laido, tra vero e falso, che l’allievo e il maestro si equivalgono, che non bisogna dare voti, che si può vivere senza una gerarchia dei valori».

Gli eredi di questo atonismo morale «che sono nella politica, nei media, nell’amministrazione e nella economia», Sarkozy li ha individuati soprattutto nella Gauche segolenista descritta come contemporaneamente relativista e impotente, ipocrita e meschina: «Difende i trasporti pubblici ma non li prende mai, ama la scuola pubblica e non ci manda i suoi figli, adora le banlieues ma non ci vive, parla di interesse generale ma si barrica nel clientelismo e nel corporativismo, firma petizioni quando si espellono gli squatters ma non ne ospiterebbe mai uno a casa sua».

Sarkozy ha ripronunciato la parola fatale «teppisti», quella che ha scatenato la rivolta delle banlieues, ma per mettere con cura notarile sul gobbo dei suoi avversari accuse pesantissime: «Guardate come l’eredità del ‘68 indebolisce l’autorità dello Stato! Guardate come gli eredi di coloro che gridavano :”CRS=SS” prendono sistematicamente le parti contro la polizia dei teppisti, dei casseurs e dei truffatori». Sintesi: «Gli eredi del ‘68 fanno l’apologia del communitarismo, denigrano l’identità nazionale, attizzano l’odio della famiglia, della società, dello Stato, della nazione, della République». Il «Dio patria e famiglia» della Francia petainista non è molto distante. Sarkozy è sicuro che su questa via la Francia lo seguirà.
 

 

La candidata socialista si candida a capo del movimento di rinnovamento della sinistra francese
PARIGI
Ségolène Royal, sconfitta alle presidenziali, si candida a capo del movimento di rinnovamento della sinistra francese, iniziato con il suo dibattito con il centrista Francois Bayrou tra i due turni delle Presidenziali. «Tutti insieme continueremo la battaglia», scandisce una Royal sorridente dal balcone del Partito socialista davanti alle migliaia di persone che si sono riunite in rue Solferino. «Tous ensemble», tutti insieme, scandisce la folla. «Rinnoveremo la sinistra con la nostra ricetta della democrazia partecipativa... prima o poi il paese crederà al nostro desiderio di futuro. Resto con voi in prima linea», dichiara Sègoléne Royal.

Con questa frase la socialista cancella un altro trauma della sinistra francese, quello dell’abbandono della vita politica da parte di Lionel Jospin nella sera del primo turno del 2002. «Merci Ségolène», grazie Ségolène, scandisce la folla per diversi minuti. I militanti rispondono alla loro candidata con una Marsigliese nata spontaneamente con scroscianti applausi e lanci di rose rosse.

Intanto però, in tv, il suo rivale socialdemocratico Dominique Strauss Kahn si pone anche lui nella posizione di leader del rinnovamento. Mentre il socialista di sinistra Laurent Fabius riconosce che il Ps ha fatto molti errori, ma non è d’accordo con l’apertura al centro e lo fa sapere anche lui in tv. Appare chiaro che un regolamento di conti si prepara nel partito e non è da escludere che porterà alla scissione tra il Ps che ha votato sì al referendum sulla Costituzione europea (socialdemocratico) e quello che ha votato no (sinistra del Ps).

Da parte sua il primo segretario del partito socialista Francois Hollande, padre dei quattro figli di Royal, e suo sostenitore per tutta la campagna, ha tenuto un discorso commosso dai toni preoccupati, quasi volesse invitare ad evitare disordini pubblici. Stasera, ha detto Hollande, «ha vinto il suffragio universale», cioè la democrazia; bisogna «ingoiare la delusione» ha detto lanciando un appello alla «calma».

E il resto della sinistra? Passava alla sede del Ps la leader del Partito radicale, Christiane Taubira, alleata dei socialisti durante questa campagna. Alla domanda se secondo lei sarà doloroso questo passaggio al rinnovamento della sinistra, risponde: «È possibile, i parti raramente sono senza dolore». All’esterno, in rue Solferino parte l’inno di campagna di Sègoléne Royal, la canzone tecno tormentone dei comizi, che acquisisce ora tutto il suo senso: «Segolene saremo con te per il nostro appuntamento per il futuro (...) tutti uniti per fare il domani, ci resta ancora molta strada da fare». I giovani danzano. Ségolène saluta con la mano dal balcone. Non c’è più l’aria della sconfitta, il nuovo obiettivo è stato fissato.

 

 

 

LE REAZIONI  INTERNAZIONALI

Messaggio di Prodi: «Francia alleato centrale, bella vittoria»


«Caro Nicolas, desidero farti giungere le mie più sincere, amichevoli ed affettuose felicitazioni per la tua bella vittoria elettorale e per la nomina alla presidenza della Repubblica francese». Lo scrive il presidente del Consiglio Romano Prodi in un messaggio inviato a Nicolas Sarkozy per la sua vittoria alle elezioni presidenziali francesi. «Il nostro lavoro comune in Europa e nel mondo - aggiunge Prodi - non inizia oggi. L’abbiamo intrapreso già diversi anni or sono nelle nostre funzioni precedenti. Così come i rapporti tra Italia e Francia non iniziano oggi perchè da secoli i nostri paesi sono legati da un destino comune. Ma la tua nuova responsabilità e la complessa situazione dell’Europa e del mondo ci chiamano a un impegno forte e condiviso». «Il mio paese, il mio governo e io personalmente - conclude Prodi - continueremo a guardare alla Francia come a un alleato centrale e a te personalmente come ad un amico. Con la stima e l’affetto di sempre, tuo Romano Prodi».

BERLUSCONI: VITTORIA SARKOZY DIMOSTRA VOGLIA DI CAMBIAMENTO
«La netta affermazione di Nicolas Sarkozy dimostra la volontà di cambiamento che sta attraversando tutta l'Europa e non solo la Francia. La sconfitta della Royal è un'ulteriore prova del fatto che gli europei considerano ormai esaurita la capacità di governare della sinistra». Lo dice il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi dopo l’esito del voto francese. «Sono legato a Nicolas Sarkozy da antica stima ed amicizia sul piano personale. Sul piano politico Sarkozy condivide gli stessi valori e gli stessi principi che sono alla base del nostro impegno politico - dice Berlusconi - e il programma che egli ha presentato ai francesi coincide sostanzialmente con il nostro. A Nicolas Sarkozy vanno le mie più affettuose congratulazioni e gli auguri più cordiali per la sua presidenza».

FASSINO: RAPPORTO SINISTRA-CENTRO STRATEGICO
«Sègolene Royal, pur non risultando vincente, ottiene un risultato impensabile solo fino a pochi mesi fa, portando il voto del centrosinistra al 47% e conquistando, tra il primo e il secondo turno, oltre 22 punti ed una buona quota di voti centristi». È il commento di Piero Fassino, Segretario nazionale dei Ds, sui primi risultati delle elezioni presidenziali francesi. «Anche il voto francese dimostra come il rapporto tra Sinistra e Centro - dice Fassino - sia ormai un nodo strategico e come la costruzione di un moderno centrosinistra riformista rappresenti la nuova frontiera per ogni politica di progresso».

MASTELLA: SARKOZY SARA' PER NUOVA FRANCIA
«Siamo Lieti della vittoria di Sarkozy, nostro collega nel Partito Popolare Europeo, che si è mostrato più statista e più capace di cogliere e governare i bisogni della nuova Francia». E' questo il commento del leader dei Popolari-Udeur Clemente Mastella alla elezione di Nicolas Sarkozy alla presidenza della Repubblica Francese. «Non ci sarà nessun partito democratico di sinistra al mondo e, soprattutto in Europa, che senza una politica di collegamento e di alleanza con l'area di centro, possa sconfiggere i propri avversari politici. La via italiana, se la legge elettorale sarà rispettosa anche dei piccoli partiti che come il nostro al centro politico fanno riferimento, è l'unica praticabile anche in Europa per segnare nuovi successi elettorali», ha proseguito Mastella.

FINI: VINCE LA DESTRA CHE CONIUGA SICUREZZA E GIUSTIZIA
La vittoria di Nicola Sarkozy «dimostra che quando la destra coniuga sicurezza, giustizia sociale e rinnovamento è vincente». Lo ha detto il presidente di Alleanza nazioanle Gianfranco Fini in una nota esprimendo «soddisfazione» per l’elezione del candidato gollista.

LE REAZIONI DELLA CASA BIANCA

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush ha telefonato a Nicolas Sarkozy, vincitore delle presidenziali francesi, per complimentarsi: lo ha annunciato un portavoce della Casa Bianca, senza aggiungere ulteriori dettagli. Nel suo primo breve discorso dopo la vittoria Sarkozy ha dichiarato che gli Stati Uniti possono «contare sull’amicizia» francese: «La Francia sarà sempre al vostro fianco» ha proseguito il neoletto Presidente, aggiungendo però che «l’amicizia è accettare che gli amici possano avere idee differenti». E lancia un affondo: «una grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell’umanità tutta intera. La Francia farà di questa lotta la sua priorità»

CONGRATULAZIONI DAL SOCIALISTA ZAPATERO
Il premier socialista spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero ha presentato le sue «più sincere congratulazioni» al leader conservatore francese Nicolas Sarkozy, vincitore del ballottaggio per le presidenziali con il 53% dei voti. Nel corso della campagna elettorale Zapatero aveva appoggiato pubblicamente la candidata socialista Segolene Royal, partecipando ad un comizio a Tolosa.

LA MERKEL: AMICIZIA FRANCO TEDESCA BASE DEL BENESSERE IN EUROPA
Il cancelliere conservatore tedesco, Angela Merkel, si è congratulata con Nicolas Sarkozy per la sua vittoria, dichiarandosi certa che con lui alla presidenza della Francia «l’amicizio franco-tedesca» continuerà ad essere «quella base» che «permetterà di assicurare in modo duraturo pace, democrazia e benessere in Europa».