I borgatari, Fantozzi, i co. co. pro. :

 

 tre generazioni a confronto

 

 

Giovanni De Sio Cesari

 

Indice: Il  progresso generazionale --  tre serie di film - Dramma moderno  

 

 

Il  progresso generazionale

Fino al’ 800 vi erano carestie in tutto  il mondo e anche in Europa. Fra le ultime si annoverano quelle , dell’Irlanda dovute a un parassita della  patata e  del Bengala per eventi atmosferici Esse erano dovute ad eventi naturali contro i quali non c’erano abbastanza rimedi e scorte

 Nel 900 le grandi carestie ebbero fine con la possibilità di importare grandi quantita

di cereali  da lontani continenti , essenzialmente dalle americhe, reso possibile con il progresso dei mezzi di trasporto ( navi a vapore e treni) 

 Da allora per lo sviluppo tecnico industriale ogni generazione ha vissuto con un livello economico superiore a quello della  precedente  e sembrava una tendenza che non avrebbe mai avuto fine

 E’ vero che guerre, rivoluzioni potevano per qualche tempo invertire la tendenza  ma era una cosa che appariva  legato a un evento contingente, transitorio: abbiamo avuto due guerre mondiali e tante altre minori: 

 Ci sono stati ancora carestie con milioni di morti   nella  Russia degli anni 30   e poi nella Cina degli anni 60  ma  noi le imputiamo non alla natura ma  a Stalin e a Mao perchè dovute a politiche economiche sbagliate (la collettivizzazione forzata o il Grande Balzo in avanti) 

  Improvvisamente,  però,  in questi anni abbiamo visto con terrore che la nuova generazione non viveva  meglio della precedente ma che le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate : i nostri figli vivranno peggio di noi : una cosa che non avveniva ormai da tante generazioni

Gli economisti parlano, di mancanza di crescita, di recessione, di stagnazione : ma, in realtà,  se guardiamo solo le statistiche noi non capiamo il nostro mondo perche le statistiche misurano alcuni aspetti ma non colgono  la drammatica realtà esistenziale che stiamo attraversando

 

Tre serie di film

Farei allora dei riferimenti a tre  serie di film   che hanno decritto le ultime tre generazioni

Pasolini fu il cantore delle borgate degradate   degli anni ’50:  si descrivevano  gli emarginati del grande miracolo economico, quelli che  non si erano   integrati  per qualche motivo. Prima o dopo si sarebbero integrati a avrebbero  goduto del generale progresso economico , era  un mondo di povertà che stava  per scomparire . C’era in Pasolini e altri  un accorato rimpianto per certi valori o supposti valori che stavano per scomparire  ingoiati dalla nuova civiltà industriale che avanzava.  Chiaramente  il passaggio da un attività all’altra non è facile ne indolore. Negli anni 50 una massa enorme  di contadini passarono all’industria e ai servizi. Si ebbero i drammi etici ed umani della  periferie pasoliniane: ma nel complesso un grande sviluppo economico.  Gli stessi fenomeni si vedono in Cina (somiglianze impressionanti ) e, anche negli altri paesi in via di sviluppo

Negli anni ’70 abbiamo  la saga di Fantozzi una pittura impietosa del momento storico. Fantozzi rappresenta  l’incapace, l’ultimo quello che ”  non ha il complesso di inferiorità ma è veramente inferiore”,  che  non riesce a uscire dalla mediocrità di una vita grigia e tutta segnata  dalle povere sicurezze  che lo accompagneranno fino alla pensione  e al  “ paradiso”. Ma c’erano quelle sicurezze. Allora  nessun imprenditore si impiccava, nessuno temeva di perdere il lavoro,   nessuno si angosciava per il futuro dei figli . Si parlava di soddisfazione  del lavoro. non  della sua  perdita. Bisognava allora impegnarsi nello nella preparazione impegnarsi nello studio  per non fare la fine  di Fantozzi

In realtà non si sentiva mai  parlare di un  possibile fallimento dello stato ( non si diceva default). le  crisi finanziarie non parevano allora  avere un grande impatto con la vita di ogni giorno, erano cose che si  leggevano sui giornali come del Viet-nam  o dell’eterna Palestina Con le congiunture negative  e le svalutazioni ci abbiamo campato e prosperato per due generazioni

Ma poi cosa è successo ?

Lo vediamo in un altro film:  “Generazione  1000 euro” che metterei al confronto con la saga di Fantozzi e le periferie cantate da Pasolini  In “Generazione 1000 euro”  ,il protagonista   non è più di un emarginato  nèun ultimo ma un giovane brillante  con laurea e master che sopravvive solo non pensando al domani, come se gli avvenimenti  succedessero a un altro   perchè nessuno vuole le sue capacita, nessuno apprezza le sue buone performance, perchè ce ne sono tanti come lui che lo possono sostituire in  ogni momento. Aspetta la telefonata con la quale sarà cacciato via per essere sostituito da qualcuno ancora piu conveniente ( cioe ancora più disperato di lui )

Il romanzo e il film , si badi, sono anteriori  della crisi attuale: adesso quelli  non sono piu tanto giovani (ma si è giovani a 30 anni? Non lo si era nelle precedenti generazioni) ) hanno anche figli piccolini, sono diminuite le speranze e  il sostegno dei genitori viene a mancare implacabilmente  con il passare del tempo .

Se non ci rendiamo conto di questi drammi e guardiamo solo le statistiche noi non capiamo il nostro mondo perchè le statistiche misurano alcuni aspetti ma non colgono  la realtà nella sua globalità

 

 

  Dramma moderno

Gli economisti di Bruxelles vedono  un grande progresso generale   un prodigioso salto dell’ex terzo mondo e alcune difficolta in Occidente, difficolta che possono essere superate adottando piu o meno gli stessi provvedimenti della Germania e  degli altri paesi del nord e che solo l’insensatezza italica stenta a prendere ma che prima o dopo saranno prese: in fondo  non ci sarebbe veramente crisi ma  difficolta ma nulla è facile e  le statistiche sembrano  confermano questa visione

 Io spero ardentemente che abbiano  ragione,  lo spero tanto, ripongo in questo la mie speranze

Ma io vedo l’affanno e la disperazione di una parte della nuova generazione , di quelli a cui abbiamo dato la vita  e per i quali daremmo la vita e per i quali avevamo previsto  una vita migliore della nostra. Vedo invece un disastro Vedo quello che , brillantemente laureato, che aveva un buon lavoro e che ora cerca di prendere un posto di netturbino, vedo quell’altro che  lavora lontano dalla famiglia , ed contento di tornare per un mese ma poi comincia a essere inquieto perchè teme che non lo richiamino più, e quell’altro ancora  che vede che tanti colleghi sono licenziati e   chi sa forse toccherà pure a lui, a 45 anni che farà, o ancora quell’altro  che cade in depressione  per il troppo stress lavorativo e diventa insopportabile pure in famiglia e potrei  continuare a lungo E quando io della generazione dei fortunati,  prendo il treno, vedo folla di giovani non più giovani che partono alle 4 del mattino e si arrabattano alla men peggio nella speranza di un lavoro ” vero”  che si allontana sempre più  Si vive nell’oggi senza pensare al domani come se questi fatti a accadessero a un altro ( come  in  Generazione 1000 euro)

 Non si tratta come dicono gli economisti  di aver perso il 9.1 % del reddito: se è avvenuto io non me ne sono accorto e nemmeno di dover cambiare  cambiare   lavoro: il dramma è che chi perde un lavoro non ne trova un altro

Certo dipende dalla zona : una cosa è Napoli  e una cosa Verona . Ma un tempo il benessere scendeva dal nord verso il sud ( ricordate dal veneto alle marche e fino  alla puglia seguendo le rive dell’adriatico ? altri tempi ) Ora pare  che il  malessere risale dal sud verso il nord  Anche nel mitico nord est c ‘è chi perde il lavoro e imprenditori che si impiccano.  E la Spagna dal miracolo economico ha il doppio della nostra disoccupazione, la Francia comincia ad avere problemi , gli svizzeri non ci vogliono piu. Anche in America  dicono che si lavora di più, che si guadagna di meno e che non è nemmeno tanto facile trovare un lavoro  come prima : l’America non è più la terra delle  opportunità, dicono  Certo il nord Europa  non ha  problemi  ma ha ridotto in pratica il suo tenore di vita ( meno salari, meno assistenza, meno  pensioni)

 Mi sembra allora che la crisi è generale ma che incide  diversamente  secondo il livello economico  preesistente dei singoli paesi in proporzione

 Ogni anno da molti  anni si dice che l’anno prossimo sarà quello della ripresa ma ogni anno si vede  che non sarà il prossimo

 Io non guardo allo zero virgola qualcosa,  vedo il processo nel suo complesso

E mi pare una cosa  assurda: perchè intanto  la tecnica fa progressi da gigante, siamo in grado di produrre beni e servizi  quanto mai nella nostra storia, molti di piu della precedente  generazione

Mi pare assurdo che al Pronto Soccorso un medico  lavora fino allo sfinimento e tanti medici,  giovani non più giovani, non trovano lavoro 

Si parla  del problema degli anziani che sono molti troppi perche possano essere  mantenuti dai quelli che lavorano perchè le priamide delle età  si è rovesciata 

Certo tutto vero:  problema serissimo: ma immaginiamo  che un marziano ci visitasse : ci chiederebbe : ma voi non potete produrre abbastanza medicinali, non avete sufficienti dottori e infermieri e badanti? Noi risponderemmo che possiamo produrre pure  il doppio delle medicine necessarie, abbiamo una infinita di medici e  infermieri disoccupati  e che comunque potremmo avere milioni di altri lavoratori semplicemente mandando la nostra bellissima  flotta  alle coste di fronte, poche ore di mare .

 Allora il marziano penserebbe che siamo folli

Insomma come spiegare a un marziano (successore del persiano dell’illuminismo) che una società in grado di produrre beni e servizi in grande quantità, tuttavia non li produce abbastanza e lascia una parte dei suoi componenti nel bisogno ? Non trovo risposta 

Io mi rivolgo al mondo delle teorie economiche che guidano la nostra società,  non vedo risposte e quindi penso che non ci siano risposte alle mie domande

Se  quei pezzettini di carta che chiamiamo danaro sono un segno di servizi e beni che produciamo la mancanza dei primi dovrebbe comportare la mancanza dei secondi: invece a me pare che avvenga il contrario 

 L’italiano medio ma anche l’occidentale medio non italiano,  capisce sempre di meno perchè  in un mondo che puo produrre ogni cosa, ogni problema  si risolva con il contenimento di ogni cosa : prima o dopo manderà tutto all’aria

L’economia si occupa delle  cose di cui c’è penuria; ma non c’è penuria di beni e servizi che eccedono di molto la domanda: forse bisognerebbe  pensare a politiche diverse.

Se si trattasse  di difficolta congiunturale allora   aspettiamo che passi la congiuntura ma se  e si tratta come  sembra sempre di più di una   tendenza costante strutturale,   allora occorre cambiare radicalmente