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Auto sulla folla a
Modena
Giovanni De Sio Cesari
www.giovannidesio.it
Ha avuto una straordinaria risonanza mediatica
un fatto avvenuto a Modena qualche giorno fa: un’auto è piombata sulla folla e
ha falciato un certo numero di passanti. Il guidatore, armato di coltello, ha
cercato quindi di fuggire, ma è stato fermato da passanti e consegnato alla
polizia. È risultato che il guidatore, un certo El Koudri, nato in Italia da
genitori egiziani e quindi cittadino italiano, e anche laureato in Italia, aveva
volontariamente cercato di fare una strage. Si è poi accertato che negli anni
precedenti l’investitore era stato curato per disturbi psichici.
La polemica e il risalto mediatico
dell’avvenimento sono legati alle accese polemiche scoppiate fra chi, a destra,
ha cercato di interpretare il fatto come un effetto dell’immigrazione e del
fondamentalismo islamico, e chi invece, in genere a sinistra, ha sostenuto che
si tratti semplicemente di un fatto di malattia mentale.
Senza entrare nel discorso sugli effetti
dell’immigrazione e sul pericolo del fondamentalismo islamico, a noi pare del
tutto evidente che questi problemi non c’entrino nulla con il fatto di Modena.
Ci sono gli squilibri mentali, la follia, che
colpiscono tutti a prescindere dalla cultura e dalla razza, così come
l’appendicite o la glicemia. Ora, strumentalizzare questo fatto per una certa
tesi, che potrebbe essere anche giusta, mi sembra una sciocchezza.
Altro problema sono le stragi
dell’integralismo religioso, che dipendono da una certa interpretazione della
realtà: i cattolici, i testimoni di Geova, i buddisti non fanno attentati, gli
islamici sì.
Altro ancora è la criminalità comune legata
alla povertà e al disagio: chi ha un lavoro e un discreto livello economico non
fa scippi.
Ora, l’immigrazione può avere influenza sugli
attentati e sulla criminalità comune, ma non sulla follia.
In genere si parla di attentato terroristico
se è compiuto da un’organizzazione, e pensiamo invece più alla follia quando si
tratta di un singolo. Se una persona spara a dei politici perché ritiene che il
sistema politico sia ingiusto, pensiamo che sia un folle; ma se le Brigate Rosse
rapiscono Moro e lo uccidono, pensiamo al terrorismo o, secondo alcuni punti di
vista, a una rivoluzione incipiente.
È vero, però, che esistono dei lupi solitari
del terrorismo islamico: mi pare difficile pensare, però, che si tratti di
persone equilibrate. In realtà i folli possono prendere a pretesto della loro
azione anche delle motivazioni che in sé avrebbero senso. Tornando all’esempio
delle Brigate Rosse, esse colpirono alcuni giudici che ritenevano complici del
regime, ma uccidere un giudice perché la giustizia non funziona non ha senso: è
un atto semplicemente folle. Analogamente, si può essere contrari a certe
esagerazioni del femminismo, ma se si uccide una donna solo per odio al
femminismo siamo nella follia.
È stata anche pubblicata una email di el
Koudri nella quale, esasperato perché non trovava lavoro, scriveva: «Bastardi
cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce. Lo brucio».
Ma una cosa sono i cristiani, una cosa è Gesù:
per i musulmani Gesù è rispettato come un grande profeta; hanno pure un culto
per la Vergine Maria e comunque cristiani ed ebrei sono “i popoli del libro”,
che vanno rispettati, e infatti nel Medio Oriente si sono mantenute comunità
cristiane fino ai nostri giorni.
Si è anche parlato della seconda generazione,
che pare più incline all’odio verso la nuova patria e che abbraccia quindi più
facilmente il terrorismo fondamentalista.
Ora, è vero che le seconde (e le terze)
generazioni vanno alla ricerca e riscoprono le proprie origini: avviene per
esempio anche per i nostri emigranti in America; tuttavia certamente non pare
questo il caso di El Koudri, che non appare affatto incline a scoprire le
proprie origini e soprattutto non pare legato alla religione islamica: non
frequenta nemmeno le moschee e nessuna organizzazione arabo-islamica.
Nemmeno possiamo interpretare l’episodio come
un effetto del disagio sociale, dell’emarginazione. Il protagonista aveva anche
una laurea: è vero che non trovava lavoro, ma questo probabilmente dipendeva
dalla sua instabilità mentale.
Anche il fatto che meditasse una strage non
significa affatto che avesse come motivazione la shahada (testimonianza di
fede), ma appare chiaro che si trattasse solo di follia.
Si pensi a quante stragi avvengano in America,
in genere nelle scuole, senza alcuna motivazione se non lo squilibrio mentale.
Qualcuno afferma pure che sarebbe colpa
dell’autorità della motorizzazione, che aveva permesso all’investitore di avere
ancora la patente malgrado fosse uno squilibrato, ma questo problema si potrebbe
considerare se avesse fatto l’incidente perché aveva perso il controllo
dell’auto: si tratta invece di un investimento volontario; non c’entra la
capacità di guidare l’auto.
Si è detto pure che ha poi chiesto scusa e che
invece, se si agisce in preda alla follia, non ci si rende conto di ciò che si
fa; ma non è vero: chi si rende conto di aver agito in preda alla follia chiede
perdono, si dispiace. C’è chi poi non si rende proprio conto di quello che ha
fatto: dipende dai casi.
In conclusione, tutte queste polemiche non
c’entrano nulla con il fatto di Modena, che deriva da disturbi mentali che si
trovano in tutte le civiltà e che possono prendere a pretesto anche elementi
della loro cultura o anti-cultura.
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