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ZIO FIORENZO E  LA NONNA

 

Eravamo ancora nella  stalla  si faceva tardi e di nonna ancora nessuna notizia. Tristezza e paura permeavano ogni cosa e ogni persona. Il focherello che avevano acceso si spegneva pian piano. Livia ogni tanto si addormentava ma solo per poco poi si svegliava e ricominciava a piangere sempre cercando di poppare Zia Tina non sapeva piu’ come contentarla, per quanto provasse il latte se ne era andato per sempre.

Gli altri bimbi si erano addormentati cullati tra le braccia delle mamme. Una delle mamme presenti dopo aver allattato il suo bimbo offri di allattare anche Livia.

Dopo succhiato  Livia finalmente si addormento`

Le donne e gli anziani seduti per terra  assorti nei loro pensieri , ognuno con lo sguardo lontano scrutavano le pareti della stalla. Il cannone si sentiva rombare da lontano.

Io mi ero addormentata seduta per terra col capo sul grembo di mia madre. La ferita che aveva ricevuto  al ginocchio le era stata fasciata con cenci che una delle donne aveva con se’, per  ora almeno non grondava piu’ sangue. Uno degli anziani si alzo’ e si avvio’ verso l’uscio,si affaccio’ fuori, si fermo’si mise la mano aperta sopra  la fronte come per ripararsi il sole dagli occhi. Fece qualche altro passo fuori sempre guardando da lontano verso il fossato.

 Dopo qualche minuto ritorno’ dentro e disse:” ci sono due persone che si avvicinano.”altri incuriositi si  alzarono e andarono verso l’uscio. Le due figure si avvicinavano si distinguevano un uomo con una lunga barba incolta capelli lunghi e vestito di stracci. L’altra figura quella di una donna in costume.

Mi desto’ un mormorio di voci, feci fatica ad aprire gli occhi era la prima volta che avevo dormito  tranquilla da tanto tempo. Si fece avanti la figura di un uomo ancora giovane che sembrava tanto invecchiato e pareva un mendicante. Aveva in braccio la piccola Livia e  stringeva  a se la zia Tina. La zia si guardava intorno un po’ imbarazzata .

Tutti gli occhi dei presenti erano su di lei , cercava di sciogliersi dall’abbarccio ma l’uomo non mollava. Sentii mamma che lo chiamo’ per nome “Fiorenzo” disse “e tu da dove vieni? “ quel nome lo conoscevo  era mio zio Fiorenzo  il papa’ di Livia , ma la persona  di fronte a me non la riconobbi. Conoscevo mio zio come un bell’uomo sempre ben  vestito, ben messo in tutto. Ci racconto’ che  era stato nascosto nel bosco sulle montagne per parecchie settimane, viveva appollaiato su alberi o in grotte per sfuggire la cattura dei tedeschi .Si nutriva di neve  e ogni tanto di notte lasciava il nascondiglio e si aggirava per montagne  in cerca di casolari di montanari che erano sparsi qua e la’ .

Avevano le mandrie i montanari  e disponevano di viveri. Ormai conoscevano tutti i fuggiaschi che si nascondevano nel bosco e che  venivano  da loro  chiedere un po’ di cibo. I montanari condividevano con loro pane ,latte e formaggio con l’intesa che non  restassero  piu’ di qualche minuto  per paura  di rappresaglia tedesca. Quel giono, 15 dicembre , il giorno del bombardamento , e la ragione per cui dovemmo scappare dal paese sotto assedio,lui, zio Fiorenzo aveva  visto tutto dalla cima della montagna dove si trovava nascosto. Sfidando ogni pericolo era sceso giu’ al paese in cerca della moglie e figlia. Per strada si era imbattuto in nonna Rosa , sua madre,che tornava da Vico la grande casa  di campagna che avevamo e insieme si erano messi alla ricerca di noi. Incamminatisi  verso l’uscita

 

DELIA SOCCI SKIDMORE