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UNA STORIA D’AMORE

 

La maggiore età

 

Antonia e Filippo sfidavano tutti e continuarono a vedersi, il padre continuava a picchiare e tormentare i due “ disgraziati” come lui chiamava la figlia e Filippo. A 20 anni il giovane  trovo` lavoro in una ditta che produceva traverse di legno. Il lavoro si svolgeva nel bosco in montagna. Ai lavoratori era richiesto di restare sul posto di lavoro due settimane prima di tornare a  casa per qualche giorno. Era lavoro duro ma assicurato. Il primo giorno di lavoro Filippo, ansioso di fare una buona impressione arrivo` sul posto frai  primi e, guarda caso, il padre di Antonia lavorava anche lui per la stessa ditta. Non una situazione ideale, per farsi giudicare una persona e non un

“ disgraziato” come lui lo chiamava, Filippo risolse di aiutare il futuro suocero come poteva. Non diventarono amici ma almeno il giovane si sentiva utile nei confronti del padre della fidanzata.

Col lavoro assicurato Filippo sperava che un giorno non lontano poteva sposare la sua amata Antonia. I due giovani erano felicissimi: quel tanto sognato  e desiderato giorno non era lontano.

Erano passati quasi sette anni da quel lontano giorno che aveva conosciuto il fidanzato e Antonia si avvicinava ai 21 anni. Dopo un ennesima scarica di botte la giovane affronto` decisamente suo padre.

Gli si mise di fronte e con tono di sfida gli disse: questa sara` l’ultima volta che mi picchierai domani compiero` 21 anni e potro` fare quel che voglio senza il tuo permesso. Il padre non rispose.

Il giorno dopo il padre di Filippo, il signor Socci fu chiamato a casa di Antonia per discutere l’avvenire dei giovani. Il futuro suocero ando` e gentilmente domando` al padre di Antonia la ragione per cui era stato invitato. Il padre bruscamente gli rispose che voleva parlargli dei due “ disgraziati” e dovevano farla finita una volta per sempre. Non poco sorpreso il padre di Filippo fermamente rispose: Hanno l’eta e possono sposarsi. Tanto, niente `io ho da dare a loro e niente hai tu, se vogliono sposarsi si devono arrangiare. Il padre di Antonia continuava ad opporsi ma il padre di Filippo teneva duro.

A malincuore il padre acconsenti e disse che avrebbe fissata la data dello sposalizio. L’ospite rispose che non stava a lui fissare la data ma alla figlia. Il padre rotolo` gli occhi, corrugo`le sopracciglia, ma intimidito dalla presenza del padre di Filippo non disse altro.

Il giorno dopo il fratello di Filippo si avvio` a piede per Sora, la citta` piu`vicina al paese, per comprare l’anello agli sposi.

I preparativi per il Grande Giorno,a lungo sognato e desiderato, erano cominciati.

La giovane aveva da tempo calcolato quante some di legna doveva vendere per comprarsi la stoffa per fare il vestito da sposa. Per riuscirci avrebbe dovuto lavorare per la famiglia e straordinario per lei. Ogni giorno contava i soldini che guadagnava . Aveva un posticino dove li nascondeva, piu`si avvicinava alla somma desiderata piu`sorrideva. Aveva anche ricominciato a cantare ad alta voce gli stornelli paesani seduta in groppa all’asinello. Per i preparativi del grande giorno si impegno` la

la famiglia di Filippo .

I futuri sposi trovarono in affitto due camere che arredarono con qualche mobile scassato donato da amici.

Antonia ricorda, sorride e gli occhi le si riempiono di lacrime. Lacrime

dolci questa volta. Dopo aggiunse: mio babbo (cosi lo chiama adesso )

mi amava , mi voleva felice, ma non sapeva come farmelo capire.

 

 

Delia Socci Skidmore