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 IO E MIO PADRE

 

 MIA MADRE

Mia madre non tardo` a scrivere che anche lei voleva venire in America. Voleva riunire la sua famiglia diceva, vivere uniti tutti insieme. Voleva venire anche a lavorare come aveva sentito dire che in America c’era tanto lavoro anche per le donne. 

Mamma voleva la stessa cosa di mio padre, riunire la famiglia, ambedue lo volevano in due diversi e lontani mondi . 

Mia madre era di carattere deciso, indipendente e voleva sentirsi utile e sentire che anche lei contribuiva finanziariamente al benessere  della famiglia . Dapprima mio padre  rifiuto`decisamente, ma dopo visto che a mamma si era alleata anche la zia, cedette. In poco tempo svanirono tutte le speranze che aveva di ritornare al paese. In privato a me disse che un giorno sarebbe tornato al paesetto che amava tanto e avrebbe passato gli ultimi suoi giorni a chiacchierare con I suoi amici e farsi la partitella all’ombra del campanile.      

 Passo` del tempo, quasi due anni e mia madre e mie sorelle arrivarono un tiepido mattino di maggio. Il bastimento approdo`alla baia di New York. Il carico  era sempre lo stesso. Intere famiglie cariche di ogni ben di Dio, emigranti provenienti da piccoli paesi venuti a far fortuna in America. Questa volta la nave portava anche molti settefratesi incluso mio madre Iole e Maria.

Quando uscirono mi sorprese vedere quanto erano cresciute. Le vidi un po`spaventate insieme a mia madre. Si guardavano attorno ansiose cercando tra la folla che gremiva il porto qualche viso familiare.  Indossavano sopra il vestito un cappottino leggero primaverile di colore chiaro e il cappellino.  Sotto il cappellino spuntavano lunghe trecce e riccioli. Il cuore mi scoppiava dalla contentezza a vederle cosi belle e cosi cresciute. Mamma anche lei raggiante e sorridente le teneva per la mano. Insieme col bastimento e il mare blu come sfondo sembravano un quadro celestiale.                                                                                                           Appena le vidi corsi incontro a loro e loro verso di me. Papa`non si conteneva, con grande sforzo riusci` a camminare con passi svelti  impacciato a farsi vedere correre come facevo io. Abbraccio` mamma poi prese in braccio ambedue le figlie. Io e mamma strette a lui.  Quante volte si erano ripetute nella mia breve vita queste  emozionanti scene.

 Si avvicino` una anziana parente che aveva vissuto in America tutta una vita. Prese le mie sorelle per la mano le fece avvicinare , tocco`e guardo`a lungo tutti gli indumenti che indossavano e anche le scarpe. Alla fine alzo`loro i vestiti e diete uno sguardo anche alla biancheria. Noi guardavamo attoniti. Poi disse: “ ma cosi si vestono in Italia? Io credevo che erano tutti poveri”.

 Il viaggio verso la nostra nuova casa di Stamford fu vivo di discorsi e di domande ansiosi come eravamo io e mio padre di avere notizie di parenti e amici lasciati indietro. Mia madre e le sorelle guardavano meravigliate quel nuovo mondo che si apriva davanti a loro. Tutto cosi grande! Dicevano come avevamo fatto anche noi qualche anno prima. La famiglia era di nuovo unita e tutti sentivamo quel distinto calore d’amore materno, paterno e filiale. La vita continuava bene.

 

 

 Delia Socci Skidmore