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Primo giorno di paga

 

 Era passata una settimana dal primo giorno di lavoro nella fabbrica di borsette. Venne venerdì e un aria di allegria,di aspettativa si vedeva su tutti i volti. Le operaie che tutta la settimana non avevano fatto altro che lavorare chine sulle macchine o sulla  tavola di assembly line ora avevano un viso disteso e anche l'ombra di un sorriso. Io ancora con le dita bendate gonfie e tagliate dal lavoro del primo giorno non sapevo cosa  mi potevo aspettare. Il giorno dopo che lavorai con i gancetti di ferro per le maniche delle borsette mi assegnarono un altro lavoro.

Dovevo attaccare insieme  due pezzi di pelle che formavano la base della borsetta. Queste poi venivano consegnate alle operatrici di macchine che li cucivano. Per via del duro maneggiare dei gancetti di metallo,questo lavoro veniva assegnato solo una volta la settimana alla stessa persona.

Gli altri giorni si alternavano con altri lavori piu' leggeri, ma ugualmente impegnativi. Era quasi l'ora di staccare, quando arrivo' il capo reparto, quel parente che aveva dato lavoro a tutti i paesani, con una scatola piena di bustine. Le donne gli si fecero tutte attorno. Lui chiamava i nomi scritti sulle bustine e le distribuiva. Le bustine contenevano la paga settimanale. Vedevo che non tutte sorridevano quando aprivano  le buste. Altre guardavano il contenuto  richiudevano subito e  mettevano in borsetta. Poi si formavano gruppetti, ognuna domandava all'altra quanto aveva guadagnato. Dai loro discorsi capii che le paghe settimanali variavano anche se la paga base era la stessa per tutti. Discutevano cose che io ancora non capivo. Apparentemente si guadagnava di piu' o di meno a secondo dei lavori che facevano e il numero di pezzi che mettevano insieme. Aprii la mia busta e contai i mie soldini. Erano $ 28  dollari. Erano gli anni '50 e $ 28 dollari per una settimana di lavoro era un bel gruzzoletto. Provai un senso di potere,di indipendenza. Li avevo guadagnati io, erano miei. Non tutti miei,un bel po' dovevano servire per pagare l'affitto e il vitto,dovevo aiutare mio padre a sostenere la famiglia  rimasta indietro e il resto era mio. A dire la verita' per me non rimaneva tanto. Nella busta c'era anche il foglietto che spiegava la paga base. Per me un dollaro l'ora. Poi c'erano le trattenute e qualcos'altro che non capivo. Mi feci il conto e vidi che anche deducendo le trattenute avrei dovuto ritirare di piu'. Mi guardai intorno un po' smarrita ma siccome non capivo il sistema non osai domandare niente, ma ero perplessa.

Venne un'amica e mi chiese di farle vedere la busta. Dimenticai le raccomandazioni degli zii:"non far vedere gli affari tuoi a nessuno" e le diedi al busta. Era venuta prima di me e sapeva come interpretare le scritte sul foglietto che accompagnava la paga. la osservavo attentamente ansiosa di scoprire qualche segno di spiegazione sul suo viso. Mi tiro' da parte e mi disse:" Guarda a te hanno tolto una percentuale della paga perchè non hai prodotto la quota base richiesta" Apparentemente la fabbrica stabiliva una quota base di produzione per ogni operaio. Se non si raggiungeva la quota la paga veniva ridotta. Ma se si andava sopra la quota la paga aumentava a secondo della quantita' prodotta. La quota base di produzione era altissima e pochi ci arrivavano e tanto  meno i nuovi arrivati. Pochi fortunati arrivavano a produrre al di sopra della quota stabilita e questi guadagnavano un "bonus". Per guadagnare il bonus si lavorava a dirotta senza tregua. Il bonus era l'extra che permetteva di comprare qualche piccolo articolo, qualche cosetta all'infuori del necessario, ma piu' ancora potevamo mandare qualche soldo di piu' alla famiglia rimasta in patria

Allora tra le trattenute, lo scalo per non essere  arrivati a produrre la quota stabilita e, la paga era ridotta un bel po'. Ma a noi, nuovi arrivati, senza  conoscere la lingua e senza nessuna esperienza  andava anche bene. In Italia, nel piccolo paese non avremmo mai avuto nemmeno la minima opportunita' di lavorare anche conoscendo la lingua.