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A SETTEFRATI , UN TEMPO .....

 

 

IL MERCATO DI SORA 

 

A Sora  il giovedi si tiene il mercato:  dal ponte qua` e la` dal fiume nelle strade del centro nelle piazze fino a Santa Restituta sono tutte bancarelle di ogni tipo,`  si vende di tutto

 Quando ero giovinetta ogni tanto mia madre ci andava e mi portava qualche cosetta dalle bancarelle  Poi, un giovedì, per miracolo, mamma mi permise di andare al mercato di bancarelle con Edda e sua madre. La sera avanti ci mettemmo d’accordo con Edda che ci avremmo alzati presto per prendere la corriera delle 7 . La mattina dopo tutta contenta e con poche centinaia di lire che mi avevano dato tra mamma e nonna andai e fui la prima nella corriera. Aspetta, aspetta  mia zia e Edda non venivano. L’autista aspetto` ancora un po` poi si avvio` senza loro. Figurati la paura mia. Andare sola a Sora non mi faceva paura, conoscevo un po` la citta` e il mercato ma ero terrorizzata  che quando mia madre lo veniva a sapere mi sareipreso quattro chiaffi e una sgridata coi fiocchi

Il dolore dei schiaffi non era niente di fronte all’imbarazzo che subivo dai  ragazzi  in piazza avrebbero visto e sentito. In questo stato d’animo arrivati a Sora. Era ancora presto e le bancarelle non avevano aperto. Pensai di recarmi  dalle suore dove c’era mia cugina Rosanna che studiava a Sora e dormiva al convento. Rosanna rimase sorpresa a vedermi ma fu contenta perchè le suore l’avrebbero mandata  fuori con me ad accompagnarmi perche’ disse che io non conoscevo  le strade della citta’. Facemmo il giro delle bancarelle e gli raccontai come mi trovavo sola.  Sgrano` gli occhi e disse: quando torni a casa tua madre ti ammazza e rinnovo` la paura. Intanto  io pensavo dove erano finite Edda e zia.

Piu’ tardi arrivarono in una macchina privata. Potevano permettersi  la spesa perche` il padre di Edda era gia in America. La gioia nel vederle fu tanta che non sentii nemmeno una parola della lavatina di testa che mi fece la  zia davanti a tutta la gente. Mi difesi spiegando che Edda mi aveva detto che saremmo andate con la corriera.  Edda nego` tutto. Ritornai a casa con loro. Mia zia forse

presa dal rimorso mi accompagno’ a casa e disse a mia madre di non menarmi che ero stata savia ad andare dalle suore invece di gironzolare per Sora sola. Mamma si limito`a una sgridata severissima. E poi sempre la stessa frase per finire :” mo` quande  vien patete o vide tu!!” E papa` venne e mi presi una altra lite e uno scapaccione.

Ma peggio di tutto mi proibi’ di uscire da casa e proibi’ Edda di venire a casa nostra.

Non ricordo quando duro` la punizione ma fu un periodo terribile e traumatizzante. le comari del paese si divertivano a dire quanto ero sfrontata e non seria come le loro figlie. Ed io credevo di aver commesso un atto criminale, osceno. Non solo poi  avrei dovuto fare i conti  col Padre Confessore la Domenica prima della Messa. Io ero convinta che quando mi confessavo il confessore non sapeva chi ero e mi risparmiava l’imbarazzo. Invece lui lo sapeva benissimo  ma non me lo faceva mai accorgere. La penitenza che mi diete fu tre Pater, Ave e Gloria inginocchiata davanti all’altare..

 

 Altri tempi: forse senza accorgermene  avro` campato cento anni di vita.

 

 

 

Delia Socci Skidmore