HOME

 

 AMERICAN  WARS   

 

 

 

The American Military Man

 

By Jan Payne

http://www.allhatnocattle.net/american_military_man.htm

 

The average age of the military man is 19 years.

He is a short haired, tight-muscled kid who, under normal circumstances is considered by society as half man, half boy. Not
yet dry behind the ears, not old enough to buy a beer, but old enough to die for his country.

He never really cared much for work and he would rather wax his own car than wash his father's; but he has never collected
unemployment either.

He's a recent High School graduate; he was probably an average student, pursued some form of sport activities, drives a ten year old jalopy, and has a steady girlfriend that either broke up with him when he left, or swears to be waiting when he returns from half a world away.

He listens to rock and roll or hip-hop or rap or jazz or swing and 155mmHowitzers and the roar of the M1A1 Abrahms tanks.

He is 10 or 15 pounds lighter now than when he was at home because he is working or fighting from before dawn to well
after dusk.

He may have trouble spelling, thus letter writing is a pain for him, but he can field strip a rifle in 30 seconds and reassemble it in less time in the dark.

He can recite to you the nomenclature of a machine gun or grenade launcher and use either one effectively if he must.

He digs foxholes and latrines and can apply first aid like a professional..

He can march until he is told to stop or stop until he is told to march.

He obeys orders instantly and without hesitation, but he is not without spirit or individual dignity.

He is self-sufficient. He has two sets of fatigues: he washes one and wears the other. He keeps his canteens full and his feet dry.

He sometimes forgets to brush his teeth, but never to clean his rifle.

He can cook his own meals, mend his own clothes, and fix his own hurts.

If you're thirsty, he'll share his water with you; if you are hungry, his food.

He'll even split his ammunition with you in the midst of battle when you run low.

He has learned to use his hands like weapons and weapons like they were his hands. He can save your life - or take it, because that is his job.

He will often do twice the work of a civilian, draw half the pay and still find ironic humor in it all. He has seen more suffering and death then he should have in his short lifetime.

He has stood atop mountains of dead bodies, and helped to create them.

He has wept in public and in private, for friends who have fallen in combat and is unashamed.

He feels every note of the National Anthem vibrate through his body while rigid attention, while tempering the burning
desire to 'square-away' those around him who haven't bothered to stand, remove their hat, or even stop talking. In an odd twist, day in and day out, far from home, he defends their right to be disrespectful.

Just as did his Father, Grandfather, and Great-grandfather, he is paying the price for our freedom.

Beardless or not, he is not a boy.

He is the American Fighting Man that has kept this country free for over 200 years.

He has asked nothing in return, except our friendship and understanding.

Remember him, always, for he has earned our respect and admiration with his blood.
 

 

 

PACIFISMO E ANTIAMERICANESIMO

 

Giovanni De Sio Cesari

 

 In Italia, ma anche  nel mondo, la coincidenza fra pacifismo e anti-americanesimo è cosa che dura da oltre  mezzo secolo:  fin dai tempi di Togliatti la lotta all’America non in quanto popolo, si intende, ma in quanto alfiere del capitalismo si colorò di pacifismo  atto a raccogliere  sotto le sue bandiere variegate categorie di cittadini, in prospettiva l’opinione pubblica in generale al di delle differenze di opinioni politiche

 Il ragionamento è abbastanza semplice e direi efficace e suggestivo: in qualunque paese nascessero movimenti comunisti era una questione di quegli stati o almeno di quell’area geografica: l’intervento americano era invece un atto di guerra che doveva essere quindi condannato come aggressione e poneva l’America sul banco degli accusati  come potenza che voleva estendere il suo dominio in tutto il mondo.

Cosi quando la Corea del Nord invase il sud la cosa poteva essere considerata come un fatto interno alla Corea ( che era un'unica nazione) e l’intervento americano un’aggressione. Ancora di piu in Viet-nam: i viet cong e anche  i vietnamiti del nord erano comunque  vietnamiti, lottavano all’interno del  loro paese: gli americani invece erano stranieri quindi, chiaramente, invasori

 Lo steso discorso poteva essere fatto per i tanti altri interventi militari in America Latina, Africa ed Asia per cui il realtà gli USA apparivano come la potenza imperialista e militarista  

 Uno schema simile si applica anche ora all’intervento americano in Medio Oriente. Benchè si possano condannare  i regimi  integralisti come  quello iraniano o le sanguinose dittature come quella di Saddam Hussein , tuttavia si tratta pur sempre di problemi interni a quei paesi o almeno dell’area: al limite benché, ad esempio, fosse  stato Saddan Hussein a invadere  il Kuwait, tuttavia erano gli americani ad essere designati come aggressori perchè  si muovevano in un area geografica  ben lontana dalla propria.

 Attualmente benchè si neghi alcuna simpatia per  il regime di Saddam e  o per il fondamentalismo islamico tuttavia si ritiene questi fatti interni a quell’area e l’intervento militare USA quindi una atto di aggressione.  

 

 La consenguenzialità del discorso ci pare indubitabile: tuttavia ci sia consentito allora  esaminare brevemente la premessa

Essa è che ciascun paese ( o anche area di paesi) ha diritto alla autodeterminazione e quindi l’intervento di paesi esterni appare sempre un’aggressione. La premessa è presente negli statuti dell’ONU e largamente e accettata senza contestazioni formali  Ma essa corrisponde alla realtà effettiva ?

Il principio dell’autodeterminazione dei popoli  e degli stati postula che essa non interferisca  con quella degli altri: ma un fatto del genere è in generale al di fuori della realtà.  Nessuna tendenza  politica  importate e pervasiva si è mai fermata alle frontiere: esse sono solo una barriera  legale che può impedire, in qualche caso, il passaggio di merci ma mai quella delle idee. Questo significa  che le lotte fra le ideologie non conoscono confini nazionali e quando essa diventa lotta armata  non può che essere una lotta globale che passa  attraverso le frontiere all’interno dei singoli paesi .

E una costante della storia: solo per esemplificare qualche accenno. La guerra fra cattolici e protestanti  nell’Europa post-rinascimetale attraversò e travolse tutte le nazioni europee.  Analogamente la Rivoluzione Francese non potè essere considerato  in nessun caso un fatto francese e infatti l’Europa intera precipito in una guerra generale durata un quarto di secolo. Anche la lotta ottocentesca fra liberalismo e Reazione fu trasversale a tutte le nazioni europee

 Nel 900 l’area  culturale divenne da continentale,  mondiale e infatti si combatterono guerre mondiali. In particolare  la rivoluzione di Ottobre scatenò un serie di scontri sanguinosi che investirono il mondo intero. Si arriva cosi nella seconda parte del 900 allo scontro fra capitalismo e comunismo: tutti gli esponenti comunisti furono sempre consapevoli che la rivoluzione non poteva fermarsi in un solo paese e che avrebbe trionfato in tutto il mondo o sarebbe perita. Per questo motivo indiscutibile e indiscusso il comunismo cercò di conquistare il mondo intero: analogamente il capitalismo  (liberismo, democrazia parlamentare) si oppose ad esso in tutto il mondo : con la dottrina del contenimento, enunciata da Truman, gli USA, la maggiore potenza capitalista, si assunse  il compito di contrastare dovunque il suo espandersi rinunciando  quindi ad attaccarlo dove  si era gia consolidato. Nella guerra fredda pertanto gli USA combatterono una lotta difensiva  e il comunismo una  lotta di espansione non perchè il primo fosse pacifista e il secondo guerrafondaio ma per  motivi strategici e politici.

D’altra parte il comunismo aveva esso stesso enunciato la teoria  dell’”assedio delle campagne alla città “secondo il linguaggio maoista: poichè era impossibile la conquista diretta dei paesi capitalistici il comunismo avrebbe dovuto espandersi prima nelle “campagne” cioè nei paesi poveri di Asia, Africa  e America Latina per poi assediare le città, cioè i paesi capitalistici  per poi conquistarli o meglio, liberarli

Gli interventi americani quindi in Asia, Africa ed America Latina vanno inquadrati in  una lotta difensiva a carattere globale mondiale contro un nemico  che minacciava le basi del sua assetto politico ed economico.  Lo stesso schema si ripete per il fondamentalismo islamico: non è realisticamente pensabile che  esso possa affermarsi nello sconfinato mondo arabo- islamico senza essere un pericolo mortale per l’Occidente che, fra l’altro, da quei paese trae la maggior parte delle petrolio occorrente alla sua economia

Nel mondo islamico è ormai da più di venti anni in atto una lotta allo stremo fra  moderati e fondamentalisti ( secondo il linguaggio europeo): nessun governo responsabile occidentale potrebbe disinteressarsi e considerarlo un fatto interno cosi come non furono considerati fatti interni la riforma protestate o la rivoluzione francese o la rivoluzione  russa.

Per oltre cento anni gli USA si sono disinteressati del resto del mondo: anche dopo la Prima guerra Mondiale si richiusero nel loro tradizionale isolamento e si svegliarono solo quando furono attaccati dai Giapponesi: allora si resero conto che dovevano interessarsi a quello che  avveniva   in tutto il modo come gia facevano da secoli gli europei perché  il mondo  orami è molto  ristretto e quello che avviene in un punto qualsiasi  di esso si ripercuote immediatamente su tutto il resto del mondo

L’idea che la guerra portata  in un teatro lontano sia una invasione  proprio per il fatto che lontana dai confini della patria non tiene conto della interdipendenza del mondo moderno: la vittoria dei viet cong fu considerata una vittoria anche dal comunismo italiano e giustamente : cosi come l’attacco dell'11 settembre fu salutato in tutto il mondo islamico come una vittoria dell’Islam integralista.

In realtà i grandi conflitti ideologici politici  ormai si combattono a livello mondiale : l’idea che ogni stato possa esser un caso a parte  è del tutto fuori dalla realtà

Questo non implica necessariamente che la politica USA sia stata opportuna o giusta ma solo che poichè i grandi conflitti si combattono  a livello planetario non si può considerare un intervento militare un’aggressione per il solo fatto che esso avviene   al di fuori o lontano dai propri confini