home

LA FESTA DEL CANNETO

Italian version                                                                                           English version

 

IL LUNGO SENTIERO  

 

 Il 18 Agosto dopo la processione il rito della Santa Messa il giorno si festeggiava con  scampagnata al prato vicino al fiume e sotto l’ombra degli antichi faggi.

Il mattino dopo “il Gobbo” prima dell’alba esplodeva qualche colpo scuro per avvisare il popolo che era ora di prepararsi . “ il Gobbo”,

Cosi` lo chiamavano il padrone della ditta addetta ai fuochi artificiali, credeva di essere suo sacro santo dovere svegliare il popolo a quell’ora quando ancora buio . Coloro che andavano prima della Processione erano gia`partiti per avanzare il cammino in salita prima che spuntasse il sole. Gente di ogni paese della Valle avrebbero percorso i sentieri nel fresco della notte per recarsi al Santuario. Molti altri  avrebbero salito il percorso accomgnando la Immagine della Madonna.

Donne e ragazze vestite nei bei costumi locali portavano sulla testa cesti pieni di cibo mentre altre portavano, sempre nei cesti sulla testa, i neonati .

Io guardavo con stupore come agili e disinvolte camminavano con facilita`lungo i sentieri maltracciati con la cesta in testa e mani ai fianchi conversando tra loro.

A momenti pareva che il cesto traballasse e quasi cadeva, invece le donne col capo eretto e senza l’aiuto delle mani lo mantenevano in perfetto equilibrio. 

Molte camminavano anche scalze, chi per sciolgliere un voto chi per domandare una grazia. Anche mia madre aveva fatto quel percorso scalza.

Tra loro c’erano anche famiglie che salivano con l’asinello anche questo carico di provviste.

Nei cestoni ai lati dell’animale spuntavano testine di bambini. Legati

alla sella si notavano paioli e padelle e fagotti legati ai lati della sella.

Il padre guidave l’asinello portandolo a capezza mentre la donna attaccata alla coda del’animale  si faceva aiutare a camminare per la via sassosa. Verso l’alba allo spuntar del sole arrivavano in cima alla Rocca. Avevano percorso il sentiero piu scosceso. Il resto del viaggio sarebbe stato in discesa all’ombra dei faggi che avevano per secoli riparati i pellegrini dai raggi del sole cocente.

Alla cima del monte sostavano brevemente all’ombra dela Statua di Don Bosco. Facevano colazione, si ristoravano poi riprendevano il cammino. Dal monte si godeva una  spettacolare veduta della valle e dei paesetti intorno.

 

Intanto al paese iniziava la processione. La statua della Madonna appariva

all’ingresso della chiesa portata a spalla dagli uomini. Restavano fermi sotto l’arco con l’Immagine voltata verso I monti mentre il ‘Gobbo” faceva rintonare i monti con I suoi colpi scuri e illuminava il cielo con  fuochi artificiali ad onore della Madre Pellegrina

dei Monti.

Noi, dell’Azione Cattolica, aspettavamo schierate ai lati dei gradini sottostante. I devoti radunati ai piedi delle scale aspettavano che iniziasse

La processione per unirsi dietro la Statua e accompagnarla cantanto il vecchio inno di “Evviva Maria” a piedi fino a Canneto.

Questo era il momento per noi tanto aspettato per mostrare a tutti i nostri vestitini nuovi. Davamo un furtivo sguardo alle altre per vedere se qualcuna

aveva un vestito piu bello.

Avremmo preceduta la Statua in processione tutte in fila.

Arrivati alla chiesa Madonna delle Grazie che si trovava all’uscita del paese la Statua veniva preparata per l’ardua salita. Si avvolgeva un bianco lenzuolo attorno al vestito celeste per ripararla dai rovi e rami d’alberi che sporgevano lungo il sentiero. Prima di avviarsi arrivavano due donne con due somarelli e si schieravano ai lati. Erano i comodi e moderni mezzi messi a disposizione dell’arciprete e l’abate per fare il percorso. Le donne prendevano l’asinello a capezza e lo guidavano lungo i sassosi sentieri orgogliose di essere chiamate a cotanto onorato servizio.

amiche a volte precedere a volte seguire la Statua lungo sentieri assolati e

all’ombra dei faggi dove i raggi del sole penetravano lievemente tra i folti rami.  Poco prima di arrivare al Santuario si fermavano tutti per preparare la Madonna ad entrare in chiesa . Il lenzuolo che l’Aveva protetta lungo il cammino veniva tolto e il vestito e manto celeste venivano aggiustati per togliere ogni segno di grinza. Anche la Corona d’oro e diamanti veniva aggiustata con perfezione come anche le collane d’oro dono di chi cercava o aveva ricevuto grazia. I sacerdoti smontavano l’asinello e si mettevano accanto alla Statua che avrebbero accompagnata a piedi. La processione si  riorganizzava e con canti ed inni arrivavano a Canneto. Lo spiazzale di fronte la chiesa era gia` gremito di fedeli in attesa cantando inni a Maria agitando gli standardi della parrochia di provenienza e salutando il corteo.

Dopo il rito in chiesa tutti si recavano a Prato di Mezzo in cerca di un posto

al fresco vicino le sponde del Melfa.

 

Delia Socci Skidmore